Home | News | Newsletter | Sections | Departments | Il Portavoce | Who we are | Contact us | To help us | Links     
Sections

Modena- limud in honor of Rosa Braun

Nella sala gremita del Teatro Guiglia, si è svolto il 4 dicembre, a Modena un limud, incontro di studio, in onore e ricordo di Rosa Braun, z.l., recentemente scomparsa. Il tema della giornata è stato “La solidarietà nelle fonti ebraiche” e hanno partecipato i rabbini Alberto Sermoneta, Roberto Della Rocca, Luciano Caro e il ministro di culto Adolfo Lattes.
Sandra Eckert, Presidente della Comunità, ha esordito narrando la storia di Rosa Braun, di origine Fiumana, figlia di un rabbino, che ha lasciato al termine della propria vita tutti i propri beni al Keren Hayesod, al Keren Kaiemeth, all’Università di Gerusalemme, al Weizmann Institute e alla nostra Comunità.
Rav Sermoneta ha esordito trattando il perché un limud inizia con lo studio della Mishnà, essendo tale termine formato dalle stesse lettere di Neshamà (anima). Da tale concetto è passato alla trattazione del Ghemilut Hasadim, azioni positive che riguardano sia i poveri che i ricchi e che prescindono dalla ricompensa e dalla riconoscenza, mentre la trattazione della Zedaqà ha evidenziato che gli atti di giustizia ad essi riferiti prescindono dal fatto che chi riceve possa identificare chi ha donato. La ghemilut hasadim è stata esercitata per primo da HaShem è di ciò si ha testimonianza sia all’inizio della Torah, con la pietà con cui Egli ha vestito l’uomo di pelle (o pelli), alla pietà con cui Lui ha seppellito Mosè. La ghemilut hasadim può essere economica, fisica o morale, fra cui prestare e consigliare ai poveri, consigliare agli uomini di far bene al prossimo. Rav Sermoneta ha ricordato anche come il prestito debba essere senza interesse, e come la copertura del viso dei morti sia un gesto di pietà perché sul viso del morto c’è l’immmagine di HaShem.
Rav Caro ha trattato i concetti di “amore e timore” verso HaShem da considerarsi tutti quali precetti affermativi. Esempi di amore sono quelli per lo straniero, per noi stessi, per la Torah e il suo studio, la saggezza, ma anche fare il salasso per carità verso un genitore ammalato, tutelare l’interesse del prossimo, non ferire il prestigio altrui, aiutare gli altri; ogni volta che si respinge la idolatria è atto di amore ma anche di timore verso HaShem, ma anche l’esercizio della saggezza è timore di D-o; Giuseppe quando accusa i propri fratelli di essere spie, ma non va oltre nella vendetta, pur avendone il potere ha timore di D-o, mentre Amalek evidenzia mancanza di timore di D-o quando vuole uccidere gli ebrei stremati e senza avere alcuna motivazione per ucciderli, per il solo gusto di uccidere. Amore di D-o è anche considerare la grandezza del creato. Rav Caro ha concluso ricercando significati più letterali del “timore” quale è ad esempio lo “stupore”.
Rav Della Rocca ha trattato dei rapporti tra amore, etica e giustizia. L’amore spesso è contro la giustizia; quando amiamo stabiliamo un privilegio nei confronti di una persona. E’ giusto accettare anche ciò che sembra ingiusto per amore di D-o. Il perseguire la giustizia è una risposta all’amore di D-o per noi: la “predilezione” che ci ha donato D-o deve essere ricompensata col nostro comportamento retto. L’amore si concilia con la giustizia nell’utopia messianica. La grandezza di Aron fu anche di aver gioito, di aver espresso amore per il ruolo primario di Mosè, di non aver espresso invidia, pur essendo lui il maggiore dei fratelli: anche per questo tutti piansero per la morte di Aronne e non tutti per quella di Mosè. L’amore è la correzione della giustizia, ma la giustizia corregge l’amore. L’amore è esclusivo, la giustizia è inclusiva. Numerosi sono stati gli esempi portati da Rav Della Rocca, fra cui l’episodio delle due madri e il giudizio di Re Salomone.
Dr. Lattes ha trattato della Torah e dei problemi sociali; ha esemplificato la differenza non solo semantica nella definizione dello shabat nell’Esodo e nel Deuteronomio; in quest’ultima definizione lo shabat viene comandato anche per fare riposare il servo. Nel passaggio dalla liturgia all’etica Lattes ha insistito come a ciascuno spetti secondo le necessità e come tutto ciò che è superfluo rispetto all’uso del singolo, appartiene all’altro. Esempi sono stati condotti attraverso la citazione delle norme relative all’angolo del campo, al covone dimenticato, alla/e decima/e, alle normative del settimo e quarantanovesimo anno, ai principi di carattere commerciale rettificativi di appropriazioni che con le tecnologie contestualizzate all’epoca non avrebbero potuto essere ricolmate e avrebbero significato un impoverimento permanente di qualcuno rispetto agli altri; così l’equità dei pesi o i limiti percentuali per identificare l’”imbroglio”.
La giornata è culminata con un pranzo in Comunità preparato dalle signore dell’Adei, in particolare dalla signora Coen.
La tefilla’ Minha e il Kaddish recitato dal Dr. Lattes per la Signora Braun alla Schola Tedesca hanno concluso il Limud.
 
Carmen Lea Marini
Sezione ADEI WIZO di Modena