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Attualita'

Corso una cultura in tante culture : la riflessione di due studenti

Da Milano , 15 ottobre 2009

 

Carissima Angelica
       siamo noi che ancora una volta dobbiamo ringraziarti per averci fatto
dono della tua presenza: i ragazzi erano entusiasti e sperano di poter
ripetere l'esperienza.La tua lezione, le tue parole, il tuo sorriso sono per
tutti noi  motivo di incoraggiamento a sperare, a non rinunciare a credere
alla forza dell'amore.
                      Grazie a nome di tutti noi!
    Speriamo di poter assistere presto a un tuo spettacolo: il nostro
auditorium è sempre a tua disposizione!
                                 Shalom
                          Con tanto affetto
                                                 Maria Teresa

Ti invio la riflessione di due studenti.


Quando Angelica, l'insegnante ebrea di teatro, è entrata trafelata
nell'aula, si è presentata in fretta e ha iniziato a parlare concitatamente
della sua attività, abbiamo pensato più o meno tutti la stessa cosa: "E
questa sarebbe un'attrice?". Poi ci ha fatto alzare, ha fatto spazio
spingendo le sedie contro una parete, ha acceso la musica e ha detto:
"Iniziamo a muoverci!". Tutti si sono pietrificati.
 Pian piano, un arto alla volta,  ci siamo iniziati a sciogliere. Ho visto
persone che conoscevo da anni come timidi cronici ballare e saltellare per
la stanza e ragazzi sconosciuti svelare volti nascosti e inimmaginabili.
Definire questa esperienza "teatro" è riduttivo, non si diventa attori in
due ore scarse di laboratorio e improvvisazione, un termine più corretto
sarebbe "esperienza di socializzazione". Alla fine dell'incontro erano tutti
rilassati e sorridenti, ci siamo salutati come vecchi conoscenti e un mio
compagno di classe mi ha detto ridendo: "Oggi ci siamo fatti un bel po' di
nuovi amici!".
E' stato un incontro interessante e utile, da riproporre. Non trovo per
nulla strano che con questi "giochi" e musiche senza parole si possano unire
popoli lontani e nemici come palestinesi e israeliani.
Brava Angelica!

Giovanni



Un incontro diverso.
Nessuno probabilmente avrebbe mai immaginato, che in un ambito scolastico
potesse essere programmato un incontro come quello di giovedì 15 ottobre
2009.
Quel giorno, nel primo pomeriggio, c'è stato un incontro molto particolare
con la signora Angelica Calò Livné, una donna ebrea che vive in un kibbutz
dell'Alta Galilea, in Israele.
Edna ha formato un gruppo di teatro in Israele con ragazzi dai 13 ai 18
anni, israeliani e palestinesi.
Lo scopo di questa iniziativa, che impegna ragazzi di cultura e religione
diversa, è quello di unire e creare una convivenza pacifica, almeno tra i
giovani.
Edna ha voluto fare con noi lo stesso lavoro e le stesse attività che fa con
i "suoi" ragazzi in Israele.
E così ci siamo ritrovati a ballare e a fare giochi con ragazzi/e di altre
classi, che non conoscevamo e di cui soltanto dopo abbiamo conosciuto i nomi
e le origini.
Nella seconda parte dell'incontro, dopo essere stati divisi in gruppi,
abbiamo preparato delle piccole scene mute, dalle quali però doveva
trasparire il concetto di amicizia o di conflitto e riappacificazione. Il
fatto più strano è che Edna, pur non conoscendoci, è riuscita a metterci a
nostro agio; non mi era infatti mai capitato di ballare o recitare davanti e
con persone che non conosco e soprattutto in un'aula di scuola con i
professori presenti.
In sostanza Edna è riuscita ad unire e a far divertire dei ragazzi di classi
diverse, che probabilmente non si sarebbero mai incontrati e conosciuti.
Qiundi è riuscita nel suo intento, perché ha ricreato una situazione simile
a quella che vive tutti i giorni in Israele ed ha dimostrato come attraverso
il teatro e l'arte si possano costruire incontri e gettare le basi di un
dialogo duraturo.

Giulia