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Amelia Fano Z’L’


Riprendiamo a raccontare le grandi donne dell’ADEI WIZO e questa volta andiamo a Venezia per conoscere la Professoressa Amelia Fano, fondatrice della nostra Associazione nella città della Laguna e per lungo tempo Presidente della sezione. Lo facciamo con il lungo ricordo inviatoci da Manuela Fano, Co-Presidente dell’ADEI WIZO di Venezia, che ha avuto la possibilità di conoscerla e ha raccolto molte testimonianze sull’operato di questa straordinaria “Signora del thè delle cinque” capace di battersi per le donne, l’ebraismo e per chiunque avesse bisogno di aiuto.


Nella sede dell’ADEI WIZO di Venezia, in calle del Dose, negli anni ‘50 e ‘60 campeggiava un ritratto di una signora severa che a noi bambini figli delle “Adeine” metteva una gran soggezione. Si trattava del ritratto della professoressa Amelia Fano, che ho fatto in tempo a conoscere quando era molto anziana, ma sempre autorevole e a suo agio nello spazio che aveva contribuito a creare in molti anni di attività.

Amelia era nata alla fine degli anni ‘70 dell’800 in una solida famiglia ebraica. La bella testimonianza che Laura Voghera ci ha consegnato ad arricchire il libro “Le signore del The delle cinque”, ci racconta della partecipazione del padre di Amelia ai moti garibaldini del ‘48 insieme ai fratelli e del coinvolgimento di tutti i membri della famiglia nelle attività della Comunità Ebraica di Venezia e di Padova. In particolare Amelia, che si era laureata a Padova nel 1905 in storia della letteratura con una tesi degna di pubblicazione sullo scrittore e filosofo Sperone Speroni. Si era poi dedicata all’insegnamento fino all’età di quarant’anni, quando era convolata a nozze col cugino Lazzaro Fano ed era tornata ad abitare a Venezia.

Amelia e Lazzaro non avevano avuto figli, ma lei è sempre stata vicina ai nipoti, figli delle sorelle. Amava molto la montagna e le vecchie foto la ritraggono con i nipoti a Zoppè di Cadore, con vista sul monte Pelmo, dove Amelia divideva il tempo fra escursioni e schizzi sicuri a penna o matita di paesaggi montani o di particolari chiesette. L’amore per il disegno e la pittura è dimostrato anche da un ritratto ad olio del padre, Samuele, dallo sguardo serio e profondo, dipinto quando aveva circa vent’anni.

Una volta lasciato l’insegnamento Amelia ha partecipato alla vita culturale della città di Venezia come socia dell’Ateneo Veneto e al Circolo Filologico, sempre attiva e propositiva.

Nella Comunità israelitica, dove le donne non potevano ricoprire cariche istituzionali, nel ‘33 la ritroviamo a perorare presso il Consiglio della Comunità per l’istituzione definitiva di una scuola ebraica che educasse i bambini nel solco della tradizione, dopo che la riforma Gentile aveva aperto la via nelle scuole pubbliche a uno spiritualismo cattolico che pervadeva tutte le discipline

Ma già nel maggio del 1928 Amelia Fano era stata l’animatrice di un gruppo di signore che aveva dato vita alla sezione veneziana dell’ADEI, dopo che soltanto l’anno prima si erano costituite le sezioni di Milano, Torino, Genova e Ferrara. Nel 1929, l’ADEI, come federazione italiana di diverse sezioni, entra poi a far parte della WIZO internazionale fondata nel 1920 in Inghilterra come Women's International Zionist Organization. La sezione di Roma aveva già visto come socia fondatrice e Presidente Emma Fano, sorella di Amelia, che aveva sposato il cugino Davide Fano.

Nel 2012, per l’85° anniversario della fondazione dell’Associazione si è svolta a Venezia una tavola rotonda dedicata al tema “La nascita dell’A.D.E.I. nell’ambito dell’associazionismo femminile dei primi del ‘900". In quell’occasione si è allestita nella sede del Museo Ebraico Veneziano una mostra sulla storia dell’ADEI WIZO di Venezia, con documenti, fotografie e testimonianze in gran parte provenienti da uno scatolone amorosamente conservato da Bruna Voghera, madre di Laura. Fra i documenti è emerso un vecchio quaderno con la copertina nera che conteneva i verbali delle assemblee di apertura e chiusura degli anni sociali della Associazione dal 1928 al 1945. Questo prezioso materiale, insieme alle relazioni di apertura e chiusura della Presidente Amelia Fano negli anni 1945 e 1946 ha dato vita al libro “Le signore del the delle cinque” curato da Lia Erminia Tagliacozzo con la collaborazione di Gadi Luzzatto Voghera, e interventi di Laura Voghera, Maria Teresa Sega e Monica Miniati. Dalla lettura di questi verbali emerge il carattere forte e nello stesso tempo umanissimo di Amelia, il suo ruolo importantissimo nella costruzione e gestione dell’ADEI WIZO di Venezia di cui è stata per molti anni Presidente, insieme a un folto gruppo di signore impegnate nel gruppo Cultura, nell’insegnamento della lingua e della tradizione ebraica ai bambini, nell’organizzazione dei Seder di Pesah e delle recite di Purim, nel Gruppo dell’ago, e nell’assistenza a i più deboli e indigenti della Comunità, che ai quei tempi erano molti e all’aiuto ai correligionari in Palestina e dovunque fosse necessario.

Per l’ADEI Amelia è stata in tutti quegli anni una colonna, un vero punto di riferimento.

La forza e l’umanità del suo carattere brillano particolarmente nei momenti bui della persecuzione. Dai documenti e dai ricordi come le signore si stringano intorno a lei per avere conforto e rassicurazione e come lei faccia di tutto per cercare di comprendere, consigliare, aiutare.

Quando è possibile le signore dell’ADEI sotto la sua direzione riescono a portare un grande aiuto alla Comunità: basti ricordare che nel ‘38 misero a disposizione la propria sede per la scuola di emergenza subito dopo le leggi razziali e poi negli anni seguenti organizzarono la spiaggia per i bambini espulsi dalle spiagge pubbliche, e aiutarono i profughi dei paesi già occupati dai nazisti, rifugiati nei paesi del Veneto, procurando loro abiti beni di prima necessità, e insegnando ai bambini in modo che potessero fare gli esami e sentirsi come gli altri.

Ancora una volta, fino all’estate del ’43, quando le signore, disperate, si stringevano in sede per cercare di capire cosa fare e come sfuggire alla persecuzione, furono sostenute da questa figura forte, umana e generosa, che aveva a cuore il destino di tutta la Comunità, soprattutto dei bambini e delle donne e che sapeva interpretare il sentimento e l’angoscia delle sue socie, confortandole mantenendo sempre il senso della realtà.

E poi passata la tempesta, Amelia si prese il dolorosissimo incarico di ricordare le socie e il Rabbino Ottolenghi che erano stati deportati, prima con un filo di speranza, poi con la consapevolezza che non sarebbero più ritornati.

La sua presenza è stata attiva e generosa finché ha potuto, fino a quando, nel 1964, a quasi 90 anni, Amelia si spegneva, dopo un’ultima e faticosa piccola passeggiata, stesa nel suo letto mentre nel salotto-studio accanto era accorso un piccolo gruppo di adeine, tra le quali Laura Voghera, che ce lo racconta, e Lina Bassi, venuta a dare un ultimo saluto all’amica e compagna della sfida che è stata in quei tormentati decenni la costruzione dell’ADEI WIZO.

Manuela Fano



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