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Ran Gvili è tornato a casa


L’ultimo ostaggio.

L’ultimo a rientrare dai tunnel di Hamas.

Quel sabato 7 ottobre Ran era a casa, con una spalla fratturata, ma appena saputo dell’attacco ha indossato l’uniforme ed è uscito per difendere l’ingresso del kibbutz Alumim. Ran è morto probabilmente quel giorno ma per 843 giorni non è stato possibile piangerlo.


Oggi, finalmente, il suo corpo, l’ultimo che mancava nella lista degli ostaggi, è stato ritrovato.

Non è un momento di sollievo: è un momento dolore, verità, memoria.

Riportarlo a casa significa restituirgli dignità e permettere a un intero Popolo di poter chiudere un cerchio. Perché per la prima volta dal 2014, nessun israeliano è più prigioniero a Gaza. Potremo togliere le spille dedicate agli ostaggi e tornare a respirare pensando anche al futuro.

Ma non potremo mai dimenticare: domani il mondo celebra il Giorno della Memoria. Una giornata scelta dalle Nazioni della Terra in concomitanza con la liberazione di Auschwitz.

Oggi come allora, il ritorno a casa di chi ha patito ogni genere di dolore, ben oltre ogni sofferenza umana, deve essere il monito perché questo non si ripeta. Perché i nomi, le persone e il coraggio devono continuare a vivere dentro di noi e nessuno deve mai essere dimenticato, nessuno deve rimanere indietro.

Che la sua memoria sia di benedizione.


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