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Ida Ascoli Bonfiglioli Z’L’

Aggiornamento: 2 mar 2023


Il ricordo di Ida Bonfiglioli per questa puntata de “Il Portavoce” è al contempo una biografia e una recensione letteraria. Ci sono molte fonti a cui attingere per conoscere questa donna infaticabile e ci sono anzitutto le sue stesse parole, raccolte in tante interviste che ripercorrono molti aspetti di una vita lunghissima e poi ci sono le memorie di chi l’ha conosciuta. Del resto Ida, in oltre un secolo di vita ha attraversato la storia: è stata oltre che Presidente dell’ADEI WIZO di Ferrara, una protagonista della vita culturale e sociale di questa stessa città e ha vissuto gli aspetti più drammatici delle leggi contro gli ebrei e dei rastrellamenti nazifascisti, l’impegno irredentista del padre e quello politico e sociale del marito Renzo, musicofilo, bibliofilo e antifascista. Documenti che testimoniano anche la sua dedizione a favore del Sionismo coltivata per oltre 60 anni nell’ambito dell’ADEI WIZO con un innegabile “spirito imprenditoriale”.

Tante fonti dicevamo, ma quella a cui abbiamo attinto maggiormente e che consigliamo a tutti (e non solo per documentarsi sulla vita della sua protagonista) è “Gli occhiali del Sentimento - Ida Bonfiglioli: un secolo di storia nella memoria di un’ebrea ferrarese” (ed Giuntina 2017), un libro appassionate scritto con grande competenza letteraria da Sabina Fedeli, che ha conosciuto Ida e ne ha raccolto le memorie. Un libro che va contro le regole della biografia, un flusso narrativo che è privo di un ordine cronologico, ma ripercorre la stessa meccanica con cui nella nostra mente si formano i ricordi, e che in questo modo, però, ci permette di mettere a fuoco l’emotività dei singoli fatti. Un “divagare coerente” che trasforma il libro in un ‘opera dialogica e ci restituisce un’immagine viva e dettagliata non solo di Ida, ma anche di quell’affascinante mondo che la circondava popolato dai giganti della cultura italiana del dopoguerra. Tra questi c’è anche Giorgio Bassani, le cui opere descrivono la società che circondava i Bonfiglioli. Un modo di narrare che conquista il lettore anche perché Fedeli trasforma due nodi della vita di Ida in altrettanti punti di suspence della trama svelandoli solo negli ultimi capitoli.

Ida Ascoli Bonfiglioli nasce nel 1906 a Graz. Il padre, Giulio, è un medico triestino, batteriologo di fama al San Matteo di Pavia che, tuttavia, allo scoppio della prima guerra mondiale decide di tornare a Trieste mettendosi al servizio dei suoi concittadini in quella che considera una città italiana. Per evitare di essere arruolato nell’esercito austriaco arriverà però a privarsi del cibo e del sonno in modo irrecuperabile.

Ida cresce quindi a Ferrara città di sua madre Isa, nel palazzo degli zii, la famiglia Magrini che costituirà proprio l’ispirazione per il “Giardino dei Finzi-Contini”. Qui la raggiugerà anche sua madre dopo la fine della guerra. È già una famiglia aperta e cosmopolita e Ida ha la possibilità di viaggiare e studiare anche all’estero. È a Brighton quando incontra un altro ferrarese: Renzo Bonfiglioli che, saputo della sua passione per il tennis, la conquisterà portandola a Wimbledon. Lo sposerà nel 1930 e sarà in quell’occasione che avrà una rivelazione sul suo passato.

Bonfiglioli è un intellettuale molto noto a Ferrara, ma anche impegnato nelle file del partito socialista. Il suo antifascismo, ma anche il suo essere ebreo ed esterofilo, lo porterà allo scoppio della guerra ad essere imprigionato a Urbisaglia, nelle Marche, in un carcere che per altro lo mette a stretto contatto con moltissimi intellettuali dell’epoca.

In quello stesso periodo anche Ida sente di dover fare qualcosa e documenta con la sua macchina fotografica gli atti di vandalismo della Sinagoga di Ferrara operati dai fascisti nel 1940. Nel 1941 la famiglia decide di sfollare a Pontedera, poi dopo il settembre del 1943 capisce che deve riparare in Svizzera. Ida e suo marito hanno con loro i figli Dori e Geri, la madre Isa e la sorella del marito, Wanda. Si affidano a una organizzazione di Firenze per il viaggio che li farà arrivare fino al Lago Maggiore. Ma durante il passaggio la cognata, da poco operata, non riesce a stare al passo mentre i latrati dei cani delle guardie di confine si fanno sempre più vicini. Sotto le pressioni dei contrabbandieri la famiglia è costretta a una scelta dolorosa. Isa rimarrà, insieme alla sorella di Renzo, torneranno indietro e riproveranno a passare nei giorni successivi. Wanda ce la farà, Isa no. Ida scoprirà solo nel dopoguerra che la vita della madre è finita in un campo di sterminio, provando per sempre un inestinguibile senso di colpa per le scelte di quella notte.

La famiglia ritorna a Ferrara nel 1945 e si dà da subito da fare per la ricostruzione. Renzo viene incaricato dal C.L.N. di riorganizzare le comunità disperse e sarà poi eletto Presidente della Comunità ebraica ferrarese. Diventerà Presidente dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal ‘51 al ’53.

Ma Ida e Renzo vogliono ricostruire anche un’altra vita: quella culturale della città e si danno da fare per creare stagioni musicali di altissimo livello, spesso imprestando anche il pianoforte di casa, uno Steinway sopravvissuto miracolosamente alla guerra. I concerti continuano nel salotto di casa Bonfiglioli e hanno protagonisti i più grandi musicisti e compositori di allora come Benedetti Michelangeli o Dallapiccola. Nel frattempo Renzo comincia anche la sua avventura di bibliofilo con l’intenzione di rievocare il mito della Ferrara estense. Quando Renzo morirà nel 1963 a 59 anni sarà Ida a tenere gli incontri musicali, a casa sua tutti i martedì, associati a importanti raccolte fondi.

È un aspetto dell’impegno di Ida verso Israele e l’ADEI WIZO che prende sempre più forma nel dopoguerra. “Era stata eletta alla presidenza della sezione di Ferrara nel 1945ricorda suo nipote Gadi - e anche dopo il mandato aveva conservato la carica di Presidente Onoraria fino alla morte che, credo, ne faccia la più longeva Presidente dell’ADEI WIZO nel mondo, non solo in Italia. Una presidenza totalmente vocata a fare beneficenza”.

Vale la pena di riportare a questo proposito un passo del libro di Sabina Fedeli; «Diciamo che in molti sanno chi sono”, amava dire scherzando, “non fosse altro per le mie famose lingue salmistrate”. Poi chiudeva la frase con un “ben ben”, chiosa ferrarese che mette un punto leggero e benevolo a qualsiasi discorso. E in un misto di saggezza popolare e pudore tagliava corto sui suoi 60 anni di onorata presidenza dell’ADEI… In questa veste, a fini di beneficenza tra le varie attività a cui si è dedicata con l’entusiastica disciplina di una macchina da guerra, c’era anche la preparazione delle sue mitiche lingue salmistrate (…). Una forma di fundraising che incontrava i gusti della gente della bassa emiliana».

Ida ogni anno usa il suo talento culinario per allestire con la sezione dell’ADEI WIZO fenomenali Seder di Pesach per più di 100 persone. “Per l’occasione– continua Gadi – la nonna guidava un esercito di signore che portavano una valanga di piatti pieni di lingua salmistrata e polpettone. Una lunga processione che passava davanti alla porta della sinagoga e saliva al piano superiore per finire su questa enorme tavolata.

Ma oltre alle ricette della cucina giudaico-ferrarese Ida trasforma una sua altra passione in una raccolta fondi: l’allevamento di barboncini. Li amava a tal punto che considerava questa la sua vera professione. Con loro riusciva a sostenere una famiglia bisognosa o collaborare alla costruzione di una scuola in Israele. A palazzo Bonfiglioli intere cucciolate, nate dal capostipite Bat, nascono appositamente per essere vendute ad altrettanti amanti della specie e per finanziare opere di beneficenza.

Ida si adopera anche perché la “sua” Ferrara diventi un importante punto di riferimento per l’ADEI WIZO a livello nazionale. Dà assistenza morale e materiale agli studenti israeliani residenti in città

Inoltre tutte ricordano la perfetta organizzazione in occasione dell’Assemblea Nazionale ADEI WIZO che si è tenuta a Ferrara nel 1988 e che ebbe come ospite d’onore Carla Ben Tovim, una delle fondatrici del Beth WIZO Italia e di origine ferrarese.

Gli ultimi anni sono per lei occasione di divulgazione dell’opera del marito e del ricordo di un secolo vissuto appieno per la sua grande famiglia e per tutta l’umanità. Ricorda ancora Gadi: “Era l’esatto contrario della persona autocentrata che pensa che tutto debba dipendere da lei. Sempre estremamente disponibile per gli altri, ma senza voler apparire. Adorava la beneficenza anonima: lo ripeteva sempre, la beneficenza è quello che fai per gli altri non per te’”.


In occasione del Giorno della Memoria del 2007, il Comune di Urbisaglia le conferisce la cittadinanza onoraria.

Ida Ascoli Bonfiglioli si spegne nella sua Ferrara il 28 maggio 2011, a 105 anni.

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