La XXVI Edizione del Premio Letterario tra emozione, letteratura e testimonianza
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È stata un’Edizione all’insegna delle emozioni quella che ci ha viste ancora una volta riunite per il Premio Letterario ADEI WIZO Adelina Della Pergola ritornando in una città bellissima, ricca di storia, arte e cultura, ma anche di amiche e amici che ci hanno aperto la loro casa anche quando abbiamo trovato chiuse altre porte.
Un’Edizione, questa XXVI, che non dimenticheremo proprio per i valori che è stata in grado di ribadire con forza: la resilienza, innanzitutto, l’idea che di fronte anche alle peggiori tragedie si può, si deve, fare qualcosa per ridare valore e dignità alla vita.
È innegabile che il protagonista di questa Edizione sia stato il suo vincitore: Eli Sharabi, al contempo artefice della nostra commozione e luce della nostra speranza. Nel suo sguardo carico di sofferenza ma attento a quanto avveniva attorno a lui, nel suo concedersi senza filtri ai ragazzi delle scuole, abbiamo trovato la sintesi del suo libro “L’ostaggio” che la Giuria ha premiato.
Parlando con gli studenti non tralascia nulla della sua terribile esperienza: ci porta al mattino del 7 ottobre 2023, nel Kibbutz Beeri, alla porta della safe room sfondata dagli aguzzini di Hamas, fino all’ultimo sguardo alla moglie e alle figlie prima di essere portato via. «Abbiamo dato loro i cellulari. Non abbiamo opposto resistenza perché credevamo fosse la migliore possibilità per proteggere le ragazze – ricorda - Due uomini mi hanno trascinato fuori e mentre lo facevano ho urlato alle mie figlie che sarei tornato” … Lui ci è riuscito. È sopravvissuto a 491 giorni di prigionia, alla fame, alle catene e alle torture, grazie anche alla speranza di rivedere la sua famiglia. Ma ad accoglierlo, dopo la liberazione, non c’erano Lianne, Noya e Yahel e nemmeno suo fratello.
Eli racconta i dettagli di quei terribili giorni, con la voce apparentemente senza emozioni, la voce di chi ha trovato un nuovo scopo nella vita, quello di essere testimone: “Ci hanno trascinato a Gaza tra due ali di folla che voleva linciarci. Per cinquantadue giorni siamo stati prigionieri nella casa di una famiglia palestinese, poi per altri 440 giorni nei tunnel, cinquanta metri sottoterra, insieme ad altri ostaggi rapiti dal festival Nova. Ci incatenavano per le gambe, a volte l’uno all’altro. La cosa peggiore era la fame: negli ultimi sette mesi un solo pasto al giorno, qualche pezzo di pita. Ne conservavamo un po’ per la preghiera di Shabbat…prima di allora non ero religioso, ma quel gesto ci dava forza”. E ancora “quello che si consuma davvero non è il corpo. È non sapere cosa sta succedendo fuori. È il silenzio”.
Quando è stato liberato ha scoperto che invece fuori il mondo gridava il suo nome e ha scelto non la rabbia ma la condivisione: diffondere la sua esperienza verso chi giudica senza sapere nulla della situazione e cade vittima dell’informazione dei social e delle fake news. “Io sono una persona pratica – rivela - non uno che si crogiola nella tristezza o nella rabbia; la perdita dei miei cari è stata tragica, ma per quasi 500 giorni tanta gente ha lottato per me, ora devo onorare il loro impegno, non posso permettermi di piangere. Così ho cominciato a condividere e a parlare”. Le lacrime, però, ci sono: sincere e partecipate, sono quelle della platea, dei ragazzi delle scuole che continuano a porgergli domande per capire come si possa sopravvivere alla negazione stessa dell’umanità.
Un luogo significativo e denso di ricordi
Il Palazzo delle Sinagoghe della città estense fa assumere alle parole di Eli Sharabi un significato ancora più pregnante. È qui che quest’anno abbiamo vissuto i due tradizionali momenti conclusivi della nostra iniziativa: la Premiazione e l’incontro tra gli autori e gli studenti delle scuole, uniti in una grande celebrazione della forza della letteratura di fronte al pregiudizio. “In un momento di chiusura nei confronti del mondo ebraico, ringraziamo la Comunità Ebraica di Ferrara e il suo Presidente Fortunato Arbib per l’ospitalità. – dice Susanna Sciaky Presidente Nazionale ADEI WIZO – Non era così scontato essere qui oggi, eppure è importante ricordare quanto, in un mondo che cancella le sfumature e costruisce muri, l’ebraismo sia la cultura del dialogo”.
È un contesto che trasforma gli interventi di questo pomeriggio in un invito a giovani e adulti a formare il proprio pensiero critico necessario per decifrare un mondo che oggi appare sempre più complesso, ma anche sempre più incline a fomentare l’odio. Lo ribadisce David Meghnagi, a cui è affidata la prima parte dell’incontro, ricordando l’esempio di Terezin: il campo alle porte di Praga, allestito dai nazisti e mostrato alla Croce Rossa come un palcoscenico per convincere mondo che trattavano gli ebrei con umanità. Riprende il tema anche Vittorio Giardino, fumettista di fama internazionale che ha vinto il Premio della Sezione ragazzi con “I Cugini Meyer”. Pone lui stesso una domanda agli studenti: “Perché avete scelto di leggere il mio libro?”, scoprendo che il genere della graphic novel conquista anche chi non legge abitualmente libri.
La vicenda dei I Cugini Meyer è ambientata nel 1938, stesso anno in cui si svolge “La vita invisibile” di Mauro di Castro, secondo classificato. Un anno che a tutti sembra pericolosamente simile a questo 2026. “Con la distinzione che a quei tempi l’odio era quello fomentato dalle Nazioni, ora sembra venire dal popolo”, ricorda l’editore Michele Silenzi Ospite d’Onore della giornata.
Leggere il libro è un atto di ribellione
Roy Chen, secondo classificato con il romanzo “Il grande frastuono”, collega le storie sul palco: “Ho passato tanti giorni a urlare il tuo nome, nella piazza degli Ostaggi di Tel Aviv, chiedendo la tua liberazione – dice rivolgendosi a Eli Sharabi - Ma tu sei la dimostrazione che il nostro popolo è specializzato in rinascite. Leggere un libro è un atto di ribellione. Al contrario della politica che sa dare solo risposte, noi scrittori, invece, poniamo domande. Il libro è uno strumento per creare empatia e dialogo”. Tra i premiati c’è anche Enrico Fink, terzo classificato, con il suo “Patrilineare”.
La commozione pervade anche il momento della consegna dei premi con Eli Sharabi che legge il suo discorso di ringraziamento dedicando il Premio alla memoria della moglie e delle figlie. Lo riceve dalle mani della stessa Susanna Sciaky e da Sira Fatucci, Presidente della Giuria che legge le motivazioni. È anche l’occasione per ringraziare chi sostiene la nostra iniziativa, come Luciana De Leon, presente in sala, che ha offerto il secondo Premio e Mimì Navarro straordinaria amica di sempre con l’Associazione Italia-Israele e chi ha collaborato attivamente a questa Edizione come Anna Quarzi.
L’amore per la letteratura e la memoria si fondono anche nelle parole delle Istituzioni. L’Assessore alla Cultura di Ferrara, Marco Gulinelli, evoca la storia di una città dove la tradizione ebraica ha sempre avuto un valore fondativo; il Presidente della Comunità Ebraica di Ferrara Fortunato Arbib, ricorda il valore dei libri nella cultura ebraica nel risanare l’odio e conservare la memoria.
Significativo anche l’intervento di Sergio Della Pergola, Professore Emerito dell’Università di Gerusalemme che insieme alla sorella Mara sostiene da sempre il Premio legato alla memoria della madre: in collegamento da Israele racconta di un popolo carico di speranza, ma vittima del dolore anche per l’odio che riceve dal mondo. Un concetto che troviamo anche nelle parole pronunciate poco prima da Cristiano Bendin, capo redattore dell’edizione di Ferrara del Resto del Carlino, che si interroga sull’obbiettività della stampa nel riferire la situazione mediorientale.
Infine, la chiusura della cerimonia è affidata a Silvia Pesaro Nahum Sembira, Presidente della Sezione locale dell’ADEI WIZO, che ricorda come, in quella stessa stanza, il nonno fu prelevato e portato a Fossoli e, da lì, ad Auschwitz.
La Cena di Gala
Il Premio termina come da tradizione con un momento conviviale. La Cena di Gala si svolge all’Istituto "Vergani Navarra" con gli impeccabili ragazzi della scuola alberghiera. Gli appassionati reading di Enrico Fink e Roy Chen rivelano la forza consolatoria della narrativa attraverso la lettura dei passi più spiritosi delle loro opere.
Conclusione con il saluto del Rabbino capo della Comunità ferrarese, Rav Luciano Meir Caro, e l’HaTikvah intonata da tutti i presenti.



