Un successo il Primo Forum delle Donne Ebree d’Italia


L’intervento di Liliana Segre e delle altre 14 relatrici, i temi, le riflessioni e le protagoniste di un incontro che segna l’inizio di un significativo percorso di riflessione sulla nostra società.





Milano 10, novembre 2022 - Nel pomeriggio del 9 novembre la sala Alessi di Palazzo Marino a Milano è gremita in ogni posto. Un colpo d’occhio tutto femminile ed eterogeneo per età e provenienza. Sono venute da tutto il Nord Italia, da Roma e da Napoli, iscritte all’ADEI WIZO ma non solo: professioniste, studentesse, pensionate, semplicemente donne interessate agli argomenti in discussione che riguardano tutte loro, ma anche il futuro della società, senza distinzioni. E poi ancora ci sono le autorità civili e religiose di Milano, i rappresentanti delle forze di sicurezza, l’Arcivescovo metropolita, il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano, una delegazione del COREIS. Tutte testimonianze di come l’importanza del dibattito vada al di là dei temi sul programma di sala.

Il Primo Forum Nazionale delle Donne Ebree d’Italia non poteva iniziare meglio. Susanna Sciaky, Presidente Nazionale dell’ADEI WIZO, nel suo intervento sottolinea quanto fosse atteso questo incontro che non ha precedenti nella storia dell’Associazione italiana, eppure quanto mai necessario ora: “L’epoca in cui stiamo vivendo presenta non poche singolarità. Nel giro di pochi anni abbiamo assistito a incredibili cambiamenti a livello globale, cambiamenti che hanno avuto ripercussioni inevitabili nella nostra vita quotidiana e che hanno modificato inevitabilmente il nostro modo di pensare e di scegliere. Drammi come la pandemia, la guerra, lo spettro di una crisi economica, aprono scenari che sembrano amplificare le crisi valoriali dei nostri tempi. Oggi più che mai è imperativo ricordarci che dignità, lavoro, rispetto reciproco vanno difesi. Sempre”. Sono parole che, dette nell’anniversario della Notte dei Cristalli, suonano anche come un monito a guardare con attenzione al futuro, usando i mezzi della cultura e della consapevolezza per costruire una società più inclusiva, non solo in materia di divisioni di genere.

Del resto, è proprio questo il compito di un’Associazione che dal 1927 rappresenta anche in Italia un’unione mondiale di donne partecipi ed impegnate verso le istanze sociali del nostro tempo. Donne che mettono, accanto al sionismo, la lotta alla violenza e alla discriminazione di genere, assistendo chi è in difficoltà, mettendo in primo piano l’istruzione contro il razzismo e l’antisemitismo. Donne che considerano il loro essere ebree un possibile valore aggiunto da trasmettere a tutti. Il senso del Forum è soprattutto questo ed emerge fin dai primi interventi.


Il primo a prendere la parola sul podio è il Prefetto di Milano, Renato Sacconi: “Le ho incontrate queste donne ebree – dichiara prendendo spunto dalle sue letture - si chiamavano Gina Lombroso, Rita Levi Montalcini, Natalia Ginzburg. All’inizio non mi rendevo conto che avessero qualcosa in comune, forse perché c’è la tendenza a cancellare le radici in questo mondo che va così veloce, ma quando le ho scoperte ho avuto la conferma che fosse la specificità di essere donne ed ebree a renderle straordinarie”.

Il prefetto conclude il suo intervento con l’importanza di combattere una cultura che invece pretende di affermare la diversità.


Un tema ripreso da Anna Scavuzzo, Vicesindaco di Milano, che parla di una città che dialoga con tutte le comunità religiose “che fa delle differenze una risorsa per futuro”, e di una società che richiede la consapevolezza di una collaborazione tra i ruoli, nel condividere oneri e onori.

Noemi Disegni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, entra maggiormente nel merito del tema del Forum “Le donne ebree sono diverse tra loro, come lo sono le donne sempre e ovunque in qualsiasi contesto, ma sono unite dal fatto di essere parte di una continuità. Non si vive da sole o solo con la propria famiglia sconnesse dal mondo, per noi qualunque avvenimento non è mera informazione, ci chiediamo continuamente come interpretarlo attraverso il nostro essere ebree

I saluti di Esther Mor arrivano da Israele. La Presidente della World WIZO si dice certa che quello di oggi sarà il primo appuntamento che si ripeterà negli anni, come è stato per il Premio Letterario Adelina Della Pergola. “La WIZO è pioniera di lotte e conquiste per l’uguaglianza”. E tutto in questa sala sta a dimostrarlo.

Infine, a concludere la parte introduttiva, Laura Caradonna, Presidente della Consulta Femminile di Milano. Il suo intervento mette l’accento sulla cultura per arrivare alla parità di genere, ma anche all’Empowerment femminile: “Noi donne abbiamo competenze, studi e professionalità che devono essere messe a frutto nella società civile. Un tesoro prezioso che deve arrivare a tutti”.


La prima sessione: l’asset valoriale rappresentato dalle donne ebree all’interno della società italiana.

Il Forum si apre con il primo panel di ospiti moderato da Ferruccio de Bortoli. Il titolo è, nei fatti, domanda centrale di tutto l’incontro Essere donne ed ebree nell’Italia di oggi è una condizione che può contribuire alla crescita dell’Italia contemporanea?

La prima a rispondere è Francesca Levi Schaffer: Professoressa di immunofarmacologia all’Università Ebraica di Gerusalemme, una delle menti più brillanti tra le docenti italiane in Israele, che rivendica proprio la totalità del suo essere donna: “Ho dimostrato come una donna ebrea italiana, anche essendo mamma e moglie potesse fare carriera”.


Gabriella Modiano, European Patent and Trademark Attorney (consulente brevetti e marchi europeo) racconta, invece, la sua esperienza partendo da un ambiente più intimo: “Nella nostra famiglia essere donna non ha mai significato che non si potesse fare qualcosa. Ho avuto attorno a me donne forti e uomini che le consideravano partner per affrontare la vita. Dopo le scuole in Italia sono arrivata in Israele in un ambiente dove essere donna non era per nulla limitante. Tutto questo oggi fa parte del mio bagaglio di esperienza”.


La giornalista Elena Lowenthal prosegue citando Amos Oz: “La curiosità è sintomo di intelligenza e per me oltre a fare la madre, la traduttrice e occuparmi del circolo dei lettori, c’è anche la voglia di continuare a studiare. Sembra strano ai miei figli, ma mi piace pensare che ci sia una miriade di cose che non so, e credo che questo desiderio sia dovuto all’ebraismo. Essere ebreo è tante cose, ma come diceva George Steiner ‘ebreo è colui che legge sempre con la matita in mano’. E poi c’è l’idea di buttarsi nella mischia e di affrontare il destino come Rebecca e Ruth”.


La seconda sezione: la cultura contro i pregiudizi

La domanda sul tavolo del secondo panel è L’educazione e la cultura sono il modo più efficiente per sconfiggere il razzismo e l’antisemitismo e creare una società più inclusiva?

Una domanda che Sira Fatucci, come Presidente dalla giuria del Premio Letterario ADEI WIZO Adelina Della Pergola, conosce bene. È lei a introdurre la seconda sezione con una riflessione di Primo Levi, che ci ricorda come la memoria cambi di generazione in generazione. Una domanda a cui Liliana Picciotto, storica della Fondazione CDEC, dà una risposta coerente con il suo lavoro di ricercatrice, parlando dell’importanza di tramandare, oltre alla storia scritta, anche quella che presuppone ‘l’arte dell’ascolto’. “La storia scritta, quella che si leggi sui libri, non è mai stata sufficiente, ha sempre dovuto essere integrata con la storia orale. L’intermediazione dell’umano è utile per la testimonianza… Ho ascoltato storie che parlano di rivincita o di sopravvivenza da parte di persone che hanno deciso di confidarsi solo perché le si guardava negli occhi”.

Diana De Marchi, Presidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano, affronta invece il tema del linguaggio e di come possa creare barriere (e le barriere diventare tragedie), oppure abbatterle: “Ci sono parole che aiutano a crescere che sono efficaci perché parlano di quella libertà che tutti noi riteniamo giusta, anche nella nostra città. Parole che ricostruiscono il filo mancante tra le tradizioni. Parole che colmano una mancanza”.

L’intervento di Claudia De Benedetti, Direttore dei Musei Ebraici di Casale Monferrato e Presidente Onorario di Schnut Agenzia ebraica per Israele, prende spunto dall’ospite al suo fianco, giunta attesissima al Forum e che ha seguito attentamente tutti gli interventi del panel: “Devo ringraziare Liliana Segre perché in un suo intervento a un incontro a Torino nel 2018, si è fermata un lunghissimo minuto per attendere che tutti i ragazzi spegnessero e mettessero via il cellulare con cui si stavano distraendo. Lì è nata l’idea con la Regione Piemonte del progetto ‘Ogni giorno è il giorno della memoria’ che coinvolgesse i ragazzi delle scuole facendoli diventare ‘Ambasciatori della verità’ raccogliendo il testimone per tramandare il ricordo della Shoah”.

La conclusione di questa sezione arriva con l’intervento di Liliana Segre, una lunga personale memoria che il pubblico ascolta in attento silenzio. La Senatrice comincia rievocano l’esclusione dalla scuola a causa delle leggi razziste, fino ad Auschwitz, il ritorno dall’abisso e la scelta di diventare testimone “Perché io? mi domando ancora, come ho fatto a sopravvivere in quel tempo lunghissimo che è andato dall’arresto al 1945? È stato un caso. Non ero eroica, non toccava a me. Fu molto difficile accettare di ritornare nel mondo. Di quello che era successo non se ne voleva parlare. I miei parenti mi volevano bene, ma ero io che ero fuori posto. Poi mi presentarono Gotti Bauer, anche lei sopravvissuta, mi ha preso per mano e mi ha portato all’ADEI WIZO. Mi ha detto prova a parlare tu, non puoi non farlo”. Ma Liliana Segre parla anche del suo contemporaneo, della difficoltà a tramandare la memoria e non è ottimista: “Ho conosciuto un Ministro dell’attuale governo, non ne dirò il nome o il genere, una persona laureata, gli ho chiesto quanti sono gli ebrei in Italia e mi ha risposto 1 milione, quando gli ho detto il numero reale è stato molto imbarazzato. La differenza era troppa. Nel 2015 era il centenario dell’ecidio armeno: un popolo costretto alla Marcia della Morte, come quella che ho fatto io da Auschwitz fino alla Germania. Chi lo ha ricordato a parte gli armeni? Se un Ministro pensa chi esistano un milione di ebrei, chi si ricorderà di noi tra 100 anni?

Un momento di coffee break musicale con la violoncellista Yuriko Mikami, del progetto Musica nell’Aria, ha dato al pubblico il tempo di meditare su queste parole. I lavori sono poi proseguiti con il saluto del Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano Alfonso Arbib, che ha parlato di come il contributo alla società delle donne sia centrale nell’ebraismo, e dell’Arcivescovo metropolita di Milano Monsignor Mario Delpini che ha ricordato gli stretti rapporti tra la diocesi e la Comunità Ebraica milanese.


Terza sezione la parità di genere sul lavoro

Ultimo panel dedicato a dibattere un tema di straordinaria attualità, aperto dalla domanda: L’esperienza della WIZO in Israele può essere di ispirazione nel dibattito italiano sulla parità di genere nel mondo del lavoro? Una questione che dà a Elisabetta Camussi, Prof.ssa associata di Psicologia Sociale all’Università di Milano e Presidente della Fondazione Professione Psicologica Adriano Ossicini, la possibilità di tracciare un quadro sconfortante dell’occupazione femminile in Italia. “Le donne in Italia non sono nemmeno la metà di ogni situazione di rappresentanza - esordisce - non si può continuare a pensare che nascere donna sia appartenere a un gruppo sociale sistematicamente discriminato. L’esperienza della WIZO ci ricorda che la parità dei generi non è un esito fortuito, ma una decisione che si prende pensando che valga la pena di attuare un cambiamento sociale. Ci sono dei tempi molto lunghi per arrivare a pensare le cose in modo diverse dal contesto storico, ma è una strada che si deve percorrere”.

Da Israele Anita Friedman, World WIZO Chairperson, cita gli interventi della WIZO che hanno influenzato l’aspetto legislativo nel campo della prevenzione sulla violenza di genere e Linda Laura Sabbadini, ai vertici dell’Istat (la donna dei numeri come la definisce Elisabetta Camussi), ricorda come proprio le donne fuori dal mercato del lavoro siano quelle più a rischio di violenza domestica. “Sono dipendenti dagli uomini, non possono realizzarsi nel quotidiano” e cita i fallimenti di una politica che le avrebbe aiutate. “Tante parole sulla possibilità di dare a loro un’autonomia reale, ma pochissimi fatti. Come la legge che istituiva i nidi pubblici che oggi sono appena il 12% del totale, o la legge del 2000 che permetteva l’assistenza di anziani e disabili e non è stata mai applicata. Siamo andati avanti così per anni”.

Anche Daniela Hamaui, giornalista, tocca il tema della indipendenza economica, ricordando come un gran numero di donne non abbia nemmeno un conto corrente. “Le donne dovrebbero essere insignite di un master dopo la maternità per quello che imparano a fare e invece la loro vita professionale è considerata finita. Dobbiamo ribaltare questo concetto”.

Karen Nahum Direttore Generale Area Publishing & Digital del Gruppo 24 ORE, mette l’accento sulla formazione, la sua è avvenuta alla scuola ebraica di Milano: “E’ un percorso di vita, non sai quali saranno i lavori del futuro. Se leggiamo i dati su cui l’Italia è più indietro, al primo posto ci sono i giovani al secondo le donne. Se sei entrambi, parti svantaggiata”. Infine Raffaella Petraroli Luzzati, Notaio e Presidente della Comunità Ebraica di Genova, racconta come la disparità di classe accentui la disparità di genere. Ma ricorda anche come l’esperienza israeliana abbia influenzato un progetto genovese per tutelare le donne vittime di violenza.

Un contesto in cui risuonano perfette le parole dell’attrice Silvia Giulia Amendola che propone una lettura Virginia Wolf su un’ipotetica sorella di Shakespeare, destinata a non diventare mai famosa proprio in quanto donna.

Conclusione affidata a Ferruccio De Bortoli che riassume così le parole chiave dell’incontro “Non ci sono limiti alla volontà delle donne. L’apporto delle donne ebree nella società italiana è per noi un motivo di speranza e fiducia per il futuro. Fiducia e speranza però non sono beni quantificabili, esistono negli esempi come quelli che abbiamo visto oggi”

Nota Il Forum ha avuto anche un momento importante di celebrazione dell’impegno dell’ADEI WIZO, quando Susanna Sciaky ha chiamato a sorpresa sul palco Carla Guastalla per insignire la Co Vice Presidente della spilla d’oro dell’associazione.


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