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Il mio MOR



Negli ultimi due anni sono stata diverse volte in Israele e ho potuto toccare con mano la fragilità di chi, nell’affrontare la quotidianità, ha dovuto trovare un nuovo equilibrio tra sofferenze e paure che hanno travolto il Paese. Il mio ultimo viaggio, però, è stato un’occasione ancora più diretta e profonda per comprendere alcuni aspetti di Israele e il significato concreto della parola resilienza.

L’occasione è stata l’ultima edizione del MOR – Meeting of Representatives, a cui ho partecipato come osservatrice nella piccola delegazione italiana, in qualità di responsabile della comunicazione dell’ADEI WIZO Nazionale. Un incontro che riunisce i rappresentanti WIZO di Israele e delle Federazioni di tutto il mondo, articolato in cinque giorni intensi di visite, incontri e testimonianze. Un’esperienza che ho vissuto con grande interesse e coinvolgimento.

Le donne WIZO hanno raccontato molto, condividendo esperienze e confrontandosi con sincerità, sempre con lucidità e determinazione.

I temi centrali hanno riguardato la situazione nel nord di Israele, l’antisemitismo e il trauma che ancora attraversa l’intera popolazione. Li abbiamo affrontati attraverso visite dirette e testimonianze molto diverse tra loro, che hanno restituito un’immagine ravvicinata e concreta della realtà, fatta di dettagli e dinamiche che difficilmente emergono da lontano.

Si parla spesso degli asili WIZO, riconosciuti come un’eccellenza, così come delle scuole per i ragazzi più grandi. Vederli da vicino, però, permette di comprenderne davvero il valore. Negli ultimi due anni anche i più piccoli hanno vissuto una quotidianità segnata da continui allarmi e corse nei rifugi. Grazie al supporto delle Federazioni WIZO, questi spazi sono stati trasformati rapidamente in Sensory Motor Rooms: ambienti sicuri ma anche accoglienti, colorati, attrezzati con giochi e materassi. Luoghi in cui, superati i primi momenti di paura, i bambini possono ritrovare calma e continuità, tornando a sentirsi semplicemente bambini. Anche l’ADEI WIZO ha sostenuto con convinzione questo progetto grazie ai propri donatori.

L’esperienza maturata nei villaggi WIZO ha reso l’organizzazione particolarmente competente anche nel lavoro con gli adolescenti. Durante la visita al centro di Nir HaEmek, un villaggio per giovani, mi hanno colpito l’organizzazione e l’attenzione a ogni aspetto educativo. Abbiamo incontrato ragazzi dell’accademia di polizia, della scuola per vigili del fuoco e della scuola di Media. Da persona che da quasi trent’anni lavora nella comunicazione, quest’ultima realtà mi ha coinvolta in modo speciale: qui i giovani acquisiscono strumenti concreti per diventare registi, giornalisti, pubblicitari e conduttori radiofonici, e molti vengono poi selezionati per progetti altamente specializzati. Un’iniziativa stimolante e lungimirante.

Durante un workshop dedicato ai più giovani è emersa con chiarezza anche l’importanza del progetto NOT A NAG – A RED FLAG (“non un rimprovero, ma un segnale d’allarme”), una campagna che promuove il dialogo sui sentimenti e sulle relazioni. È un’iniziativa che abbiamo sostenuto anche dall’Italia e ascoltarne gli effetti concreti dalla voce di chi la realizza ogni giorno ha dato alle parole un peso diverso. I ragazzi hanno un bisogno profondo di relazioni stabili e di figure di riferimento, tanto da accettare talvolta equilibri malsani, scambiando comportamenti aggressivi o manipolatori per segnali di affetto ed è per questo che serve supportarli con costanza.

Particolarmente toccante è il tema dell’impegno verso le donne maltrattate che trovano rifugio nelle strutture WIZO. Ci ha colpite in particolare la testimonianza di una madre di quattro figli che ha trovato il coraggio di uscire da una relazione segnata da violenza verbale e fisica, a lungo non riconosciuta come tale: «Per me la violenza era quella dei film. Ci ho messo molto tempo a capire che anche la mia vita, e quella dei miei figli, era in pericolo». In un centro WIZO ha trovato ascolto, sostegno concreto e gli strumenti per ricominciare.

Israele è una società multietnica e complessa, ricca di sfumature. Colpisce scoprire quanto, soprattutto tra le donne, esistano collaborazioni che superano gli stereotipi e le semplificazioni spesso diffuse in Europa. Emblematica la testimonianza di una donna israeliana cristiana che lavora in un centro WIZO gestito da donne druse: un racconto di professionalità, rispetto e integrazione vissuti con naturalezza nella quotidianità.

Nel corso delle giornate abbiamo incontrato anche molte persone che lavorano per la WIZO e che hanno condiviso il proprio vissuto professionale e personale dopo il 7 ottobre. Racconti intensi, segnati da emozioni trattenute e da una resilienza profonda, mai retorica.

Un momento particolarmente significativo è stato l’incontro con Daniel Hagari, portavoce dell’IDF nel periodo più complesso della storia recente di Israele. Il suo intervento sulla comunicazione in situazioni di crisi ha ribadito un principio semplice e rigoroso: diffondere solo informazioni verificate, anche a costo di rallentare. Un approccio in netta controtendenza rispetto alla velocità delle fake news, che mi ha ricordato quanto la coerenza sia un valore decisivo, nella comunicazione come nella vita.

Accanto ai momenti più intensi, non sono mancati spazi di leggerezza: cinque giorni ricchi di incontri, nuove relazioni ed entusiasmo condiviso, sostenuti da un’organizzazione impeccabile che ha reso tutto naturale, anche negli spazi informali tra una sessione e l’altra.

Ringrazio l’ADEI WIZO per questa opportunità e, con queste righe, mi faccio portavoce non solo del loro impegno, ma del valore di un’organizzazione capace di tradurre i principi in azioni quotidiane.

Un viaggio che non aggiunge semplicemente informazioni, ma regala sguardi nuovi. E che, con convinzione, credo ognuna di noi dovrebbe concedersi almeno una volta.

Nelly Weissy



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