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Michal ci racconta Sderot e l’angoscia dei suoi abitanti


Michal Ohayon ha vissuto a Sderot fino all'età di 13 anni, poi ha lasciato la città per proseguire gli studi, ma la considera casa sua e vi è ritornata appena adulta: "Sderot è sempre stato un posto tranquillo e silenzioso... tranne per i razzi, che arrivano da Gaza. La vita qui è sempre trascorsa lentamente, le persone sono più gentili e io le adoro. Non c'è altro posto in cui avrei voluto vivere."

Michal è diventata insegnante di infanzia presso uno dei tre centri diurni WIZO a Sderot, dove si occupa dei bambini di 2-3 anni. È una valida pedagogista ed è stata brava anche a insegnare ai bambini a scendere velocemente e in modo ordinato nei rifugi antimissile di cui sono dotati tutti e tre i centri: "Ero sempre terrorizzata da ciò che poteva accadere quando i bambini giocavano nel cortile - quella paura è sempre nella tua mente quando vivi a Sderot. Non è facile per i bambini, non è facile per noi".

La paura dei missili, sebbene molto reale e terrificante, è una paura con cui i residenti di Sderot, hanno imparato in qualche modo a convivere negli anni. Ma nulla li aveva preparati per quel sabato mattina, quando le prime immagini che si diffondevano attraverso i canali dei social media erano proprio quelle di terroristi dal volto coperto, con lanciarazzi RPG, sul retro di un camion bianco che attraversava le strade di Sderot. Quelle immagini raccapriccianti furono la prima indicazione che qualcosa di terrificante stava accadendo in Israele.

In quelle prime ore del mattino, Michal, resasi conto di quanto capitava, è fuggita immediatamente a casa dei suoi figli a Tel Aviv. "Tremavo dalla paura, ma sono salita in macchina e ho guidato il più veloce possibile."  Da quel sabato di ottobre ha vissuto in un hotel a Eilat ed è diventata una dei 30.000 abitanti di Sderot che sentivano di aver perso tutto, anche la propria identità. "Non avevo un lavoro, casa, comunità. Non avevo niente. La nostra comunità è stata dispersa in diversi hotel, diverse città. Siamo partiti senza nulla delle nostre cose: né vestiti, né effetti personali. Non è una vita. Stiamo solo trattenendo il respiro, aspettando che la vita riprenda".

I residenti di Sderot, come tutti coloro che vivevano nel sud di Israele, hanno avuto sentimenti contrastanti riguardo al ritorno a casa. Alcune famiglie con bambini piccoli non riuscivano più a immaginare un'infanzia sicura e protetta per loro così vicino a Gaza. Altri, come Michal, sono sempre stati fermamente determinati a tornare e ricostruire - fisicamente ed emotivamente e lo lei dichiara ogni volta: "Sono pronta a tornare a casa. Non permetterò loro di vincere."  Ma ammette che per farlo, sia lei che i suoi colleghi del centro diurno WIZO, e naturalmente i bambini e le loro famiglie, hanno bisogno di un aiuto.

"Quello di cui abbiamo bisogno è un sostegno emotivo continuo: consulenza, terapia, professionisti che ci accompagnino nel processo di elaborazione di ciò che è successo e nel percorso per andare avanti. Siamo tutti ancora traumatizzati. L'ansia, la paura… è ancora tutto lì".

Ma nonostante questo Michal resta ottimista sul futuro di Sderot e sul futuro di Israele, sperando che sia pacifico e tranquillo. Sa che è una strada lunga, ma è pronta a compiere i primi passi, tornando a casa.



Cosa farà l’ADEI WIZO

Il costo totale previsto dalla WIZO per la Campagna Ritorno a Sderot è di 900.000 NIS (circa 230.000 Euro). L’ADEI WIZO vuole investire in particolare per i Servizi professionali di supporto psicologico ed emotivo per lo Staff, che prevedono una spesa di 150.000 NIS (circa 38.000 Euro) per un anno: desideriamo dare un aiuto che possa essere utilizzabile subito da chi deve aiutare i bambini e le famiglie ad affrontare il trauma e riprendere la propria vita.

Il nostro obiettivo è intervenire ora.

Fate la vostra donazione subito specificando RITORNO A SDEROT nella causale all’IBAN IT50 Q010 0501 6060 0000 0140 015




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